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Riassunto I canto -Inferno-

Submitted by on domenica, 18 marzo 2012No Comment

Dante si ritrova, a metà del cammino della vita, in una selva oscura. L’aspetto orribile della selva selvaggia, irta, intricata di pruni, lo spaventa ancora al solo pensarvi. Né il poeta si è accorto di esservi entrato, perché il suo cammino era assonnato e intorpidito. Il poeta, giunto al limite della selva, scorge un colle, la cui cima è illuminata dal sole. Come il naufrago che, uscito dalle acque pericolose, si volge al mare cui è riuscito a salvarsi, Dante volge lo sguardo verso la selva rimasta alle sue spalle e, dopo un breve riposo per rinfrancare le forze, riprende il cammino verso l’erta del colle. Proprio mentre il poeta inizia la salita gli si para dinanzi una lonza leggera e veloce che gli sbarra il cammino. Il momento favorevole dell’ora e della stagione ( la mattina dell’equinozio di primavera) sembra ridare momentaneamente al poeta la speranza di raggiungere la sommità del colle, speranza che svanisce all’apparizione di un leone che avanza ruggendo minaccioso e di una lupa magra e affamata. Questa, muovendo contro Dante, lo ricaccia poco a poco nella selva oscura. Mentre retrocede verso la selva, Dante vede una figura umana e le si rivolge chiedendo aiuto, anche se non sa distinguere se si tratti di un’ombra o di un uomo vivo. L’ombra risponde di esser stata un tempo un uomo (e di esser dunque l’anima di un defunto) poi si rivela come Virgilio, e invita Dante a salire il misterioso monte, principio di ogni completa felicità. All’udir di ciò, Dante risponde con umiltà esaltando Virgilio come onore e lume degli altri poeti, come suo autore prediletto e maestro, e in nome della sua fedeltà di discepolo lo prega di aiutarlo e di liberarlo dal pericolo della lupa. Il pianto accompagna la disperata richiesta e Virgilio, rincuorandolo, esorta Dante a incamminarsi per una via diversa perché la lupa è così pericolosa da impedire non solo il cammino, ma da uccidere chi si trova sulla sua strada. Proseguendo nel suo discorso, Virgilio dichiara che l’opera nefasta della lupa sulla Terra continuerà finché non giungerà un veltro a liberare il mondo dalla sua presenza. Con linguaggio oscuro come si addice alle profezie, il veltro è designato per mezzo di alcune caratteristiche: non si ciberà né di terra né di peltro, ma sarà nutrito solo di sapienza, amore e virtù, e la sua nascita avverrà tra feltro e feltro. Sarà la salvezza dell’Italia, per la quale sono morti i primi eroi cantati da Virgilio, e caccerà finalmente all’Inferno la lupa, che di lì era uscita. Virgilio spiega a Dante come l’unica via di salvezza sia il viaggio attraverso l’Inferno e il Purgatorio, e si offre a guidarlo. Se poi vorrà salire al regno dei beati egli lo affiderà a un’anima più degna, perché Dio non concede a lui, pagano, l’entrata nel Regno dei Cieli. Dante accetta la proposta, dichiarandosi pronto a seguirlo per i regni dell’Oltretomba. Ecco dunque che i due poeti si incamminano.

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